Con l’ordinanza n. 22908 dell’8 luglio 2026, la Corte di Cassazione (seconda sezione civile) è tornata su un tema di grande interesse pratico per la professione: l’assistenza prestata dal commercialista in occasione di una verifica fiscale a carico del cliente dà diritto a un compenso extra, distinto e ulteriore rispetto al compenso annuo forfettario pattuito per la consulenza globale.
Il principio: consulenza aziendale e assistenza tributaria sono cose diverse
Il nodo affrontato dalla Cassazione riguarda l’interpretazione dei contratti a prestazione forfettaria con onorari preconcordati, molto diffusi nella prassi degli studi professionali. Secondo i giudici, il forfait annuo per la “consulenza globale” copre tipicamente la consulenza aziendale continuativa e generica, non l’assistenza e la consulenza tributaria specifica richiesta da eventi straordinari — come, appunto, la risoluzione di problemi sorti a seguito di un accesso della Guardia di Finanza in sede.
L’attività prestata dal professionista dopo il processo verbale di constatazione (PVC) della polizia tributaria rientra quindi nella consulenza tributaria disciplinata dall’art. 46, comma 3, del D.M. Giustizia 2 settembre 2010, n. 169 (le tariffe professionali dei commercialisti), e non nella consulenza aziendale continuativa di cui all’art. 55 del medesimo decreto. La logica è semplice: la verifica fiscale è un evento straordinario, che implica la scelta di strategie difensive specifiche, ben diverse dall’attività di consulenza ordinaria remunerata a forfait.
Il caso concreto: accolti tre motivi su sette
Nel caso esaminato, la Cassazione ha accolto tre dei sette motivi di ricorso proposti da una S.p.A., che in appello era stata condannata a pagare al proprio commercialista oltre 80mila euro a titolo di compenso extra per l’attività prestata dopo la verifica. La sentenza d’appello viene confermata nella parte in cui esclude questa prestazione dal forfait, ma il giudice del rinvio dovrà comunque valutare la congruità dell’importo richiesto dal professionista rispetto all’attività effettivamente svolta.
Le implicazioni pratiche per gli studi professionali
La pronuncia offre un’indicazione operativa preziosa per chi redige contratti di consulenza forfettaria con i propri clienti:
- è opportuno distinguere chiaramente, già in fase contrattuale, tra consulenza aziendale continuativa e assistenza tributaria straordinaria;
- l’assistenza in caso di verifiche, accessi, ispezioni e contenzioso tributario resta autonomamente fatturabile, anche in presenza di un accordo forfettario per la consulenza ordinaria;
- resta comunque ferma la necessità che il compenso richiesto per tali prestazioni straordinarie sia congruo rispetto all’attività prestata, elemento che il giudice di merito è tenuto a valutare.
Una decisione che tutela il valore del lavoro straordinario prestato dal commercialista nei momenti più delicati per il cliente, evitando che venga “assorbito” indistintamente in un forfait pensato per tutt’altro tipo di attività.
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