Con l’inizio di agosto 2026 il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale smette di essere un riferimento normativo in divenire e diventa un corpo di obblighi concretamente esigibili. Le aziende e gli studi professionali che utilizzano sistemi di AI nei propri processi non possono più considerarlo un tema rimandabile.
Chi è coinvolto
Il regolamento distingue due figure: da un lato chi sviluppa e immette sul mercato un sistema o un modello di intelligenza artificiale (il fornitore), dall’altro chi lo utilizza nella propria attività professionale (il deployer). Entrambe le categorie sono chiamate al rispetto degli obblighi previsti, e questo significa che anche uno studio professionale che si limita a impiegare strumenti di AI di terzi rientra pienamente nel perimetro applicativo della normativa.
Trasparenza: l’obbligo che cambia le regole del gioco
Uno dei punti più rilevanti per le imprese riguarda la trasparenza verso l’utente finale. Ogni contenuto generato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale dovrà recare un’indicazione chiara e riconoscibile della sua origine artificiale, in modo che chi ne fruisce sappia di trovarsi di fronte a un output non interamente umano. Questo comporta, per le organizzazioni interessate, la necessità di mappare in modo sistematico ogni punto di contatto tra i propri sistemi di AI e gli utenti o i destinatari dei contenuti prodotti.
Le scadenze slittate: attenzione a non abbassare la guardia
Un intervento normativo pubblicato lo scorso 24 luglio ha rinviato l’entrata in vigore della disciplina sui sistemi di AI ad alto rischio, introducendo due nuove scadenze: dicembre 2027 per gli obblighi relativi ai sistemi elencati in una specifica allegato del regolamento, e agosto 2028 per quelli integrati in prodotti già sottoposti ad altra regolamentazione di settore. Sarebbe però un errore leggere questo rinvio come un segnale che il percorso di adeguamento possa attendere: la proroga va colta come un’opportunità in più per prepararsi, non come un alleggerimento dell’impegno richiesto.
Le sanzioni: proporzionate alla gravità e al fatturato
Il sistema sanzionatorio è calibrato su tre livelli, in funzione della gravità della violazione e del volume d’affari globale del soggetto inadempiente: si va da importi fino a diverse decine di milioni di euro (o percentuali del fatturato) per le pratiche vietate, fino a soglie più contenute per le violazioni relative a informazioni fornite in modo incompleto o fuorviante alle autorità di controllo.
Cosa devono fare concretamente le imprese
Da questo momento in avanti, le autorità competenti potranno avviare verifiche, richiedere documentazione e irrogare sanzioni. Le imprese che integrano l’AI nei propri processi diventano responsabili in prima persona, non più solo i fornitori della tecnologia. Il primo passo pratico consiste nella predisposizione di una policy aziendale sull’intelligenza artificiale, un documento che tenga traccia dei sistemi effettivamente in uso, ne disciplini le modalità di utilizzo e definisca con chiarezza le responsabilità interne. È questo, in sostanza, l’assetto minimo di governance che il regolamento richiede a chi vuole dimostrare di avere il controllo sull’uso che fa dell’intelligenza artificiale.
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